Scritto da Cinzia Dell'Imperio

Il cancro, tra tutte le malattie che sono fonte di minaccia per la nostra vita, è sicuramente l’evento più stressante che la persona che ne è colpito deve affrontare.

Fornire un supporto psicologico, o ancora meglio una psicoterapia vera e propria, parallelo al percorso di cura farmacologico, ai pazienti che si imbattono in una malattia oncologica, è un passaggio obbligato.

Il modo di reagire al proprio stato di salute o di malattia, così come lo sviluppo, il decorso e la prognosi stessa della malattia oncologica sono influenzati, infatti, dall’interazione di diversi fattori: di tipo biologico, psicologico e sociale. Ogni paziente vive e affronta il cancro in modo soggettivo e unico: si attiva un processo di adattamento alla nuova condizione fisica, che comporta una trasformazione radicale nella vita del paziente.

La comunicazione della diagnosi di cancro rappresenta uno degli eventi più stressanti che alcune persone si trovano a dover affrontare nel corso della loro vita, un cambiamento non solo fisico ma anche mentale: cambia il modo di percepire e sentire il proprio corpo, cambia la percezione che si ha del mondo, cambiano le relazioni sociali e interpersonali.

Si tratta di una fase molto delicata e difficile sia per il paziente che per i suoi familiari: di fronte alla parola “cancro” la primissima reazione è avvertire un senso di confusione, sbandamento, un vero e proprio shock. Il cancro è una parola che evoca emozioni angoscianti, rimanda a uno scenario altamente catastrofico dell’immaginario collettivo, ad una “condanna a morte”.

Il modo di gestire la “crisi emotiva” generata dalla diagnosi medica, l’atteggiamento di fronte all’evento spesso traumatico influenzerà il tipo di adattamento psicosociale alla malattia. L’atteggiamento e lo stile di “coping” utilizzato andranno ad influenzare non solo la qualità di vita successiva alla diagnosi, ma anche la compliance ai trattamenti medici e il decorso biologico della malattia (Putton et al., 2011).

Il coping rappresenta una modalità cognitivo-comportamentale con il quale un individuo affronta un evento stressante e le sue conseguenze emozionali. La capacità di far fronte ad una crisi esistenziale dipende da diversi fattori: dal tipo di patologia (sintomi e decorso), dal livello di adattamento precedente alle situazioni di malattia, dal significato della minaccia esistenziale, da fattori culturali e religiosi, dall’assetto psicologico e dalla personalità, dall’istruzione e da eventuali disturbi psichiatrici presenti (Putton et al., 2011).

E dunque, come affrontarlo al meglio?

1. Richiedere un aiuto psicologico da uno Psiconcologo presente nella struttura, sia per noi che per i nostri familiari.

Il cancro, infatti, è da considerarsi un evento traumatico familiare, in quanto crea cambiamenti profondi all’interno della famiglia, minacciandone l’unità.

2. Accettare pienamente l’eventocancro nella nostra vita.

L’accettazione della malattia é il primo passo fondamentale per la guarigione. Dopo la fase iniziale di shock, infatti, abbracciare l’idea di dover convivere con essa, almeno per qualche anno, ci aiuta ad affrontarla al meglio.

3. Assumere un atteggiamento combattivo e fatalistico.

Le ricerche dimostrano che le persone che si approcciavano al cancro assumendo un atteggiamento più combattivo e confrontandosi con esso, avevano un decorso più positivo della malattia e una miglior qualità di vita, rispetto ad altri che invece assumevano atteggiamenti più negativi (Hopkins, 2005).

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